Brianza per il Cuore
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Le parole del
Presidente

È con il consueto entusiasmo che Brianza per il Cuore vuole farvi conoscere e condividere il nuovo Progetto che intende realizzare insieme a voi su Monza prima e in tutta la Brianza poi.
È un progetto ambizioso che ha bisogno per realizzarsi della partecipazione di tutti.
Il progetto VITA mira ad assicurare il pronto intervento di defibrillazione precoce per la prevenzione della morte improvvisa da arresto cardiaco dotando il territorio di una rete di defibrillatori semiautomatici per garantire una capillare e tempestiva capacità di soccorso e una idonea formazione e preparazione degli operatori perché la defibrillazione sarà affidata a personale non sanitario.
L’uso dei defibrillatori da parte dei laici ha innalzato la percentuale di vita salvate dal 2% al 30% a Seattle e dal 25 al 48% a Rochester. In Italia il primo monitoraggio del territorio con defibrillatori semiautomatici è stoto realizzato a Piacenza dall’Associazione “Il cuore di Piacenza” che ha fortemente voluto questo progetto salvando già alcune vite grazie all'intervento dei carabinieri e dei vigili urbani arrivati sul posto dell’arresto cardiaco prima del 118.
Il nostro obiettivo è quello di realizzare, con il vostro aiuto, il Progetto VITA a Monza come prima città in Lombardia per portarlo poi in Brianza.
Per questo vi preghiamo di restare con noi e di continuare ad aiutarci

Le parole del Responsabile Scientifico
L’Associazione Brianza per il Cuore ha da sempre avuto tra i suoi obiettivi principali quello di ottimizzare l’intervento per aumentare la sopravvivenza in caso di arresto cardiaco, situazione nella quale per ogni minuto che passa la possibilità di sopravvivenza si riduce del 10%. Per questo ha promosso l’assegnazione prima e la realizzazione poi del Servizio di Urgenza/Emergenza Medica 118 Brianza, per questo continua a promuovere tra la popolazione e in particolare tra i giovani la Rianimazione Cardio-Polmonare, per questo ancora ha fermamente voluto la Cardiochirurgia presso l’ospedale San Gerardo, per questo ha ancora donato all’ospedale San Gerardo 7 defibrillatori semiautomatici (DAE), che hanno consentito di dare avvio al Programma per l’Arresto Cardiaco in Ospedale al di fuori dei reparti intensivi.


Si tratta della PAD – Chain (Pubblic Access Defibrillation Chain), la catena del pubblico accesso alla defibrillazione, che parte dall’obiettivo di arrivare a defibrillare prima dell’arrivo dei mezzi del 118 e comunque entro non più di 4 minuti: che corrisponde come risultato a una sopravvivenza intorno al 40%, che può diventare addirittura dell’80% se si arriva a defibrillare entro 3 minuti. I defibrillatori semiautomatici vengono affidati a “first responders” non sanitari, e vengono diffusi capillarmente in diversi punti fissi e mobili nella città. Per realizzare questo risultato è necessaria una organizzazione capillare e sistematica che ha il suo prototipo nel nostro paese nel Progetto Vita nella Città di Piacenza operativo dal giugno 1999. Viene qui presentato il Progetto Vita Monza e Brianza per la realizzazione della PAD Chain la defibrillazione precoce di comunità per una condivisione comune.

Il defibrillatore semiautomatico
- Il defibrillatore semiautomatico è un apparecchio in grado di riconoscere automaticamente la traccia elettrocardiografica del paziente e, solo in presenza di aritmie mortali (fibrillazione tachicardia ventricolare) dà indicazione di erogare lo shock elettrico.
- Un messaggio vocale guida passo per passo l’operatore all’uso del defibrillatore che può essere così agevolmente impiegato anche da personale non medico. Il defibrillatore semiautomatico elimina infatti il problema, da parte di chi opera, del riconoscimento dell’aritmia che viene analizzata e definita dallo stesso apparecchio con sensibilità del 100% nel riconoscere ritmi che non necessitano di shock. Al volontario non è lasciata alcuna possibilità decisionale e non è possibile erogare lo shock se non è il defibrillatore a decidere.
- L’estrema facilità di impiego ne permette l’utilizzo anche da parte di personale che non ha alcuna preparazione sanitaria specifica.
- Rapidità. Il tempo necessario per predisporre il defibrillatore alla sua funzione è di 40/50 secondi dal momento in cui ci sono posizionate le placche adesive (elettrodi) sul torace Solo se si dispone di una rete di defibrillatori sul territorio che possono essere rapidamente raggiunti in attesa del soccorso medico-sanitario è possibile ridurre i tempi di intervento e rispettare i fatidici “4 minuti” di tempo utile per la rianimazione efficace per evitare danni irreversibili neurologici e cardiologici.

Una sfida
Non c’è dubbio che una delle grandi sfide per la organizzazione medica è rappresentata dall’arresto cardiaco che determina la morte improvvisa: l’emergenza più drammatica in termini di tempo a disposizione per intervenire con buone probabilità di riportare in vita la vittima senza danno cerebrale invalidante.
Ma è un evento frequente?
Si stima che le morti improvvise da arresto cardiaco siano 1 ogni 1000 abitanti per anno: in una città come Monza quindi 120 casi per anno, nell’Area Brianza del Progetto Monica almeno 800 per anno. Molto spesso si tratta di persone ancora nel pieno degli anni e “sane” nelle quali l’attacco cardiaco coincide con l’evento dell’arresto cardiaco e quindi della morte improvvisa, considerata come morte che si verifica entro un’ora dall’inizio dei primi disturbi, ma che spesso è istantanea e cioè coincide con il primo sentirsi male.
Dell’arresto cardiaco sappiamo praticamente tutto quanto è necessario sapere:
1) che è determinato quasi sempre da un attacco cardiaco e quindi dalla malattia coronarica o si verifica in condizioni di scompenso cardiaco.
2) Che è quasi sempre dovuto ad una aritmia perversa, la fibrillazione ventricolare, che fa si che al regolare ritmo cardiaco che induce riempimento e svuotamento efficace della pompa cuore e quindi circolazione del sangue, si sostituisca un ritmo assolutamente irregolare e caotico che fa si che il cuore vibri (fibrilli) invece di contrarsi con regolarità. Il sangue perciò, non più sospinto dall’azione di pompa del cuore, si ferma istantaneamente e la circolazione si arresta.
Per un periodo di 4 minuti gli organi consumano la riserva di ossigeno di cui dispongono poi, se niente interviene a ripristinare la circolazione, entrano in sofferenza.
Il più sensibile è il cervello: dopo 4 minuti cominciano dei danni irreversibili e ai 10 minuti si passa dalla morte apparente alla morte biologica definitiva. Quello che va sottolineato è che per ogni minuto che passa dall’arresto cardiaco le probabilità di sopravvivenza si riducono del 10% e quindi ai 10 minuti saranno uguali a zero.
Fino agli anni 60 l’arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare (FV) era sinonimo di morte definitiva. Con l’avvento del defibrillatore cardiaco e della manovra di rianimazione cardiopolmonare (RCP) le cose sono cambiate. Con la RCP bene e prontamente eseguita è diventato possibile prolungare la sopravvivenza della vittima di arresto con l’aiuto dell’ossigeno introdotto con la respirazione bocca a bocca dal soccorritore e fatto circolare con il “massaggio cardiaco” effettuato dal soccorritore stesso. Questa manovra equivale a portare da 4 a 8 minuti il tempo efficace di intervento, rendendolo quindi più spesso realizzabile. Con il defibrillatore poi si eroga attraverso il torace una scarica elettrica che se tempestiva in buona parte dei casi interrompe la fibrillazione ventricolare: l’attività elettrica del cuore si azzera per un momento e poi riprende un ritmo efficace e regolare.
Il defibrillatore è stato il punto base per lo sviluppo delle unità coronariche: nate inizialmente per concentrare in un luogo preciso e osservare i soggetti che avevano più alta probabilità di fibrillazione ventricolare, cioè i casi di infarto miocardico acuto nelle prime ore pronti ad intervenire con il defribillatore. Nei reparti di terapia intensiva la fibrillazione ventricolare non è stata e non è più un problema ed il recupero è completo dopo arresto cardiaco anche nel 70% dei casi. Il defibrillatore tradizionale però richiede la competenza da parte di chi lo usa di riconoscere e diagnosticare con precisione le aritmie minacciose, tachicardia ventricolare sostenuta o fibrillazione ventricolare, e di erogare quindi la scarica elettrica decidendo anche l’entità della scarica stessa.
Negli ultimi anni sono comparsi i defribillatore automatici o semiautomatici, in grado cioè applicando gli elettrodi collegati al torace di riconoscere da soli la fibrillazione ventricolare o la tachicardia ventricolare e quindi di erogare la scarica elettrica (DC-shock) o di chiedere a voce di erogarla, cosa che si può fare premendo un semplice pulsante.
Si è così resa estremamente più facile la defibrillazione, attuabile anche da personale non medico ma abilitato dopo un adeguato addestramento che richiede un programma di poche ore.

La soluzione
Sull'esempio del "Progetto Vita" realizzato nella città di Piacenza l'Associazione "Brianza per il Cuore", accogliendo la proposta della Divisione di Cardiologia dell'Ospedale San Gerardo di Monza ed in collaborazione con il SSUEm 118 Brianza e la ASL3 Monza, ha iniziato lo sviluppo dell'organizzazione necessaria secondo questa agenda:
- Costituzione del gruppo di lavoro.
- Coinvolgimento delle istituzioni: Sindaco di Monza, Questore, Comando dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, CRI.
- Acquisizione del consenso medico legale.
- Informazione diffusa e coinvolgimento della comunità attraverso i mezzi di comunicazione.
- Raccolta fondi per il finanziamento dell'iniziativa.
- Costituzione e formazione gruppo Istruttori
- Formazione e addestramento delle persone coinvolte come primi a rispondere:"First Responders".

Obiettivi del progetto
- Realizzare una rete di defibrillatori semiautomatici distribuiti sul territorio al fine di defibrillare se necessario ancor prima dell’arrivo delle ambulanze e prevenire le conseguenze della morte improvvisa.
- Far si che in attesa dei mezzi del “118” sia il soccorritore con il defibrillatore semiautomatico a intervenire.
- Fare in modo che personale adeguatamente motivato ed addestrato sia in grado di intervenire e di gestire il corretto intervento di rianimazione anche mediante l’impiego del defibrillatore semiautomatico. Questo personale può essere rappresentato da un pattuglia della strada, un carabiniere, un poliziotto, un vigile, un pompiere, un volontario del soccorso, una guardia di finanza o chiunque cui sia stata affidata la responsabilità operativa del defibrillatore.

La formazione
Dal dicembre 2002 il Gruppo Istruttori BLS-D (formati nel 1999 in collaborazione con Laerdal Italia sotto la guida di Chris Dewolfe secondo le direttive ILCOR (che raggruppa American Heart Association, European Resuscitation Council, Resuscitation Council of Southern Africa, Heart and Stroke Foundation of Canada, Conseio Latino-Americano de Resuscitation) ha seguito anche il Corso Istruttori IRC diventando quindi Istruttore BLS-D certificato IRC.
Il Gruppo Istruttori per “First Responders” formato da 14 fra Medici, Infermieri professionali e Capi sala della Divisione di Cardiologia e del SSUEm 118 dell’Ospedale San Gerardo di Monza, da 3 Volontari del soccorso e dal Responsabile della Protezione Civile-Comune di Monza è coordinato dalla dott.ssa Laura Valagussa (cardiologo) ha addestrato e riaddestrato come “First responders” abilitati all’utilizzo del defibrillatore semiautomatico:
- il Corpo dei Vigili Urbani di Monza
- Personale ASL 3 Monza
- il Corpo dei Vigili del Fuoco di Monza
- il Corpo della Protezione Civile di Monza
- il Corpo dei Carabinieri di Monza
- il Corpo della Polizia di Stato
Il Gruppo Istruttori SSUEm 118 (già presente prima dell’avvio del Progetto) sta formando il personale delle Croci presenti sul territorio all’uso del defibrillatore semiautomatico.
La dott.ssa Gianpiera Rossi certifica i “First responders”
Sono in fase di verifica Corsi a Corpi speciali e a Gruppi di cittadini e sono stati presi contatti con i Responsabili delle discipline sportive che lavorano sul territorio e verranno presi contatti con l’Associazione Industriali per una collaborazione.
Il modello del Corso per “First Responders” come esecutore BLS-D
L’Associazione svolge poi Corsi per la Scuola per focalizzare il problema dell’emergenza e rendere i ragazzi fin dalla più giovane età consapevoli e preparati ad affrontare il problema con il programma “Anche tu puoi salvare una vita” per la scuola superiore e “Apprendere a portare soccorso” per la scuola dell’obbligo.

Informazione
Quello che abbiamo esposto rappresenta l'inizio di una campagna di sensibilizzazione al Progetto VITA Monza e Brianza. Un comitato "ad hoc" ha predisposto un piano e materiale per il coinvolgimento di tutti i cittadini della Brianza con la collaborazione di mezzi di comunicazione.
Ecco i primi due opuscoli del progetto:
Stampa di 75.000 copie dell'opuscolo
Se sei testimone di una morte improvvisa non disperarti, chiama subito l'1.1.8
50.000 copie inserite nell'informatore comunale "Città di Monza"
25.000 inserite come allegato nel settimanale Il Cittadino Stampa dell'opuscolo Salvare una vita, progetto per il cuore A risentirci e arrivederci presto, quindi.
Grazie per l'attenzione e "stai con noi"!
     
   Tel/Fax 039 23 33 223 - Orario Segreteria Lunedì, Mercoledì, Venerdì ore 10/12 - E-mail info@brianzaperilcuore.org